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Speleologia a Caselle in Pittari

L’area di Caselle in Pittari, nel Cilento Meridionale, oltre ad essere una zona di particolare fascino paesaggistico, rappresenta un’area di notevole interesse speleologico. Infatti in poche decine di chilometri quadri sono raggruppati un notevole numero di grotte, tra cui inghiottitoi, risorgenze e numerose piccole caverne e sgrottamenti che si aprono in prossimità di alcuni alti morfologici. Non a caso è qui che si trova uno dei fenomeni carsici più affascinanti e imponenti dell’Italia, l’Inghiottitoio del Bussento, nel quale si riversa il fiume omonimo per poi riemergere dopo un percorso sotterraneo di circa 4 km in linea d’aria e un dislivello di circa 100 metri, dalla Risorgenza del Bussento, nei pressi dell’abitato di Morigerati.
 
Con queste caratteristiche il percorso sotterraneo del fiume Bussento è secondo, in Italia, solo a quello del Fiume Timavo in Istria. Il fenomeno carsico dell’area è fortemente condizionato dall’assetto geologico e geomorfologico: la presenza di corsi d’acqua che scorrono su una copertura terrigena impermeabile, crea le condizioni ideali per la formazione di inghiottitoi. I principali fra questi sono ubicati al margine nord del M.te Pannello, in un’area di circa 1 kmq, che comprende gli ingressi dell’Inghiottitoio del Bussento, dell’Orsivacca, del Caravo e del Cozzetta, che costituiscono un reticolo idrografico sotterraneo molto complesso.

Inghiottitoio del Bussento

L’Inghiottitoio del Bussento è raggiungibile tramite un sentiero turistico che conduce nell’alveo del fiume omonimo e quindi, dopo poche decine di metri, alla grotta. L’ingresso si presenta con un portale alto circa 25 metri e largo 12, posto alla base di una parete strapiombante alta circa 100 metri, nota come “La Rupe”. Prima della costruzione della diga Sabetta, posta sul corso del fiume circa 2,5 km a monte dell’inghiottitoio, le acque entravano impetuose trasportando con sé detriti, tronchi d’albero e tutto ciò che strappavano durante le piene impetuose, materiale che talvolta ostruiva alcuni tratti del percorso sotterraneo, provocando l’innalzamento del livello del fiume al punto da provocare la sommersione dell’ingresso e di parte della vallata, con formazione di un vasto lago, da cui il toponimo locale di “Utimàre”, ossia “come il mare”. Le prime esplorazioni sistematiche dell’Inghiottitoio del Bussento furono effettuate negli anni ’50 da parte del Circolo Speleologico Romano (CSR) e del Centro Speleologico Meridionale (CSM), con enorme impiego di uomini e mezzi, coinvolgendo comandi militari, istituti di ricerca, autorità locali e persone del posto. Ma fu durante una spedizione condotta nell’autunno del 1958 che membri del Gruppo Speleologico del CAI Napoli raggiunse il punto di massima penetrazione possibile, cioè il “Grande Sifone”.
Inghiottitoio del Bussento a Caselle in Pittari Inghiottitoio del Bussento a Caselle in Pittari Inghiottitoio del Bussento a Caselle in Pittari Inghiottitoio del Bussento a Caselle in Pittari
La grotta presenta un andamento prevalentemente orizzontale in direzione nord-est nel primo tratto e sud-sud-est nel secondo, con uno sviluppo fino al fondo di circa 600 metri ed un dislivello di circa 25 metri. Nel tratto iniziale gli ambienti si presentano molto ampi, con larghezza media di circa 15 metri e con la volta che raggiunge, in qualche tratto, anche 20 metri. Il fondo è cosparso di ciottoli arrotondati e grossi massi crollati dalla volta che creano dei gradini in prossimità dei quali, prima dello sbarramento del fiume, si formavano vere e proprie cascate.
 
Piantina inghiottitoio del Bussento
 
Ad un terzo del percorso si giunge ad un brusco abbassamento della volta, con il fondo completamente occupato da un laghetto: questo punto costituiva un sifone durante le massime piene del fiume e, probabilmente, rappresenta la zona di sbarramento che, nel passato, determinava l’allagamento dell’ingresso. Superato il sifone gli ambienti si riducono di dimensione, assumendo un andamento simile a quello di un canyon, con ripide pareti verticali levigate dall’erosione delle acque. Si raggiunge così una sala denominata da Franchetti “Sala del Gambero”, dopo la quale la grotta continua a restringersi ed è caratterizzata dalla presenza di quattro laghetti a breve distanza l’uno dall’altro, superati i quali le dimensioni aumentano nuovamente. La presenza di una piccola ansa crea la formazione di una piccola sala nota come “Sala Monaco-Spera”, dopo la quale la grotta volta improvvisamente verso est, formando una galleria alta e stretta, con numerose piccole marmitte riempite da acqua, nota come “Galleria Franchetti”.

Successivamente, la grotta curva in direzione sud e dopo poche decine di metri, si arriva all’ultima sala accessibile, la “Sala Consolini”, che presenta una volta alta circa 20 metri e il fondo occupato dal lago sifonale, dove si sono sempre arrestate le esplorazioni. In molti punti interni della grotta si notano, sulle pareti, dei gradini morfologici dall’alto dei quali si riversano dei piccoli affluenti. I fenomeni di concrezionamento calcitico sono pochi e concentrati in corrispondenza delle zone sottoposte ad intenso stillicidio. Molto frequenti sono, invece, i tronchi e grossi rami d’albero putrescenti, accumulati e incastrati a varie altezze nelle gallerie, a testimonianza dei precedenti livelli che ha raggiunto il fiume. Oggigiorno si percorre la grotta camminando sul vecchio letto ciottoloso del fiume solcato ormai soltanto da un piccolo rivoletto; il percorso è interrotto da salti di pochi metri in corrispondenza di grossi massi crollati, superabili facilmente in arrampicata, e da laghetti, estesi anche una ventina di metri e profondi qualche metro, che rendono più complicata la progressione.

Inghiottitoio del Caravo

L’Inghiottitoio del Caravo si apre nell’alveo del rio Bacùta e smaltisce tutte le acque che quest’ultimo raccoglie dalle pendici della dorsale del M. Rotondo e del M. Pannello. L’ingresso della grotta è facilmente raggiungibile tramite un comodo sentiero segnalato e si presenta con un ampio portale alto circa 15 metri. La prima esplorazione del inghiottitoio fu fatta nel 1952, durante le campagne del CSR al Bussento durante la quale gli speleologi, con i loro mezzi rudimentali si calarono nei pozzi, arrestandosi davanti ad un sifone. L’Inghiottitoio del Caravo presenta un andamento prevalentemente verticale, con un dislivello totale di 153 metri, e uno sviluppo di circa 122 metri.
Inghiottitoio del Caravo a Caselle in Pittari Inghiottitoio del Caravo a Caselle in Pittari Inghiottitoio del Caravo a Caselle in Pittari
Inghiottitoio del Caravo a Caselle in Pittari Inghiottitoio del Caravo a Caselle in Pittari
L’ingresso immette subito su un pozzo di circa 20 metri, con un laghetto alla base nel quale si precipitano le acque formando un cascata quando l’inghiottitoio è in piena. Da questo ambiente si giunge, attraverso un’apertura a finestra, ad un successivo pozzo di forma subcircolare di circa 70 metri, interrotto da qualche cengia.
 
Piantina inghiottitoio del Caravo
 
Alla base di quest’ultimo si apre una piccola galleria, a forma di canyon, che si sviluppa in direzione sud, interrotta da un paio di pozzi di 20 e 30 metri alla base dei quali sono presenti piccoli laghi ed una lunga serie di marmitte. Percorso questo tratto si giunge al lago-sifone terminale, di forma subcircolare, con uno sperone di roccia emergente al centro, dove si sono arrestate le esplorazioni nell’inghiottitoio. La particolarità della grotta risiede anche nella presenza di una elevata variabilità di specie animali, sia troglossene che troglobie.

Inghiottitoio Cozzetta

L’inghiottitoio Cozzetta, noto anche come inghiottitoio della Bacùta, è ubicato ad est dell’abitato di Caselle in Pittari, lungo il corso del rio Bacùta. Esso rappresenta un inghiottitoio ormai di modesta attività poiché le acque che un tempo vi si riversavano abbondanti e impetuose oggigiorno vengono catturate circa 100 metri più a monte dall’Inghiottitoio Cozzetta. Un sentiero turistico segnalato porta, tramite una ripida scalinata che scende lungo il versante del vallone, fin davanti all’ingresso della grotta, che si presenta come una larga frattura con una volta a tetto. La grotta fu visitata per la prima volta durante la campagna del CSR al Bussento del 1952, ma l’esplorazione e il rilievo furono completati nel 1960, ad opera dello Spelo Club Roma (SCR), che scoprì un collegamento tra questa grotta e l’Inghiottitoio dell’Orsivacca. L’inghiottitoio si sviluppa in direzione sud-ovest per una lunghezza complessiva di circa 370 metri ed un dislivello di 90 metri.
Inghiottitoio Cozzetta a Caselle in Pittari Inghiottitoio Cozzetta a Caselle in Pittari
La grotta inizia con una serie di saltini verticali di profondità variabile ma sempre modesta, con le pareti spesso coperte da colate calcitiche e mammelloni di estrema bellezza; alla base dei pozzi sovente si rinvengono marmitte piene di acqua. Superato questo primo tratto, la grotta assume un andamento prevalentemente orizzontale con una galleria ampia, dal fondo ciottoloso e con qualche pozza d’acqua, mentre sulle pareti laterali vi sono abbondanti concrezioni calcitiche. Si giunge quindi ad un ampia sala che presenta la parete di fondo completamente occupata da una enorme colata calcitica; da qui la grotta si approfondisce di qualche metro e si ha un brusco abbassamento della volta. Gli ambienti si allargano e alle gallerie si alternano ampi saloni ingombri di fango nel quale scendono abbondanti colate calcitiche. Superata una galleria in leggera risalita, che durante l’attività precedente della grotta rappresentava probabilmente una condotta forzata, si arriva ad una serie di salti di qualche decina di metri, seguiti da una breve galleria interrotta da un paio di piccole marmitte. Si arriva infine ad un salto di pochi metri che immette in una grande sala intitolata allo speleologo basco De La Hidalga, che rappresenta la congiunzione con l’Inghiottitoio dell’Orsivacca.
 
Piantina inghiottitoi Orsivacca e Cozzetta

Inghiottitoio dell'Orsivacca

Inghiottitoio dell'Orsivacca a Caselle in PittariL’inghiottitoio dell’Orsivacca è ubicato alle pendici sud-ovest del M. Rotondo e smaltisce le acque del ruscello omonimo. L’ingresso è facilmente raggiungibile tramite un comodo sentiero segnalato e si presenta come un ampio portale alto circa 15 metri e largo 5. Le prime esplorazione della grotta furono intraprese negli anni ‘50 dal CSR e successivamente dallo SCR. La grotta presenta uno sviluppo superiore a 900 metri ed un dislivello di circa 150 metri. Nel tratto iniziale la grotta si presenta con frequenti variazioni di direzione, brevi salti, tratti di meandro e laghetti, fino ad arrivare ad una sala all’estremità della quale si ha un brusco abbassamento della volta, con il fondo occupato da un lago abbastanza profondo.
Oltre questo passaggio, probabilmente completamente allagato durante le piene, la grotta si sviluppa per centinaia di metri in direzione sud-est; si accede, quindi, ad una galleria con un andamento sub-orizzontale decisamente più ampia delle precedenti che in alcuni tratti ha sezione quasi quadrata. Questa galleria, che si presenta a volte molto alta, si restringe spesso in uno stretto meandro localmente sbarrato da colate calcitiche, interrotta da 3 brevi salti di pochi metri. Si arriva quindi alla “Sala De La Hidalga” dove si incrocia un grosso arrivo alto, che risulta essere l’inghiottitoio Cozzetta.
Dopo la giunzione il sistema prosegue con una galleria in direzione sud-ovest fino ad un pozzo di 5 m e dopo un centinaio di metri termina con un sifone. Alla base del pozzo di 5 m è stata effettuata una risalita di una quindicina di metri, quindi con un traverso è stata raggiunta una condotta forzata lunga circa 8 m seguita da un pozzo di 17 m al fondo del quale uno scivolo fangoso risale ad una galleria allagata d’acqua limpidissima, il sifone pensile che rappresenta il secondo “fondo” della grotta. Durante le campagne speleologiche condotte dai Gruppi Speleologici del CAI Napoli e Salerno negli anni 2005-2006, per la rivisitazione di tutta l’area carsica, è stato scoperto un ramo inesplorato, caratterizzato da ambienti molto ampi, con estesi laghetti e cascate, ai quali si accede tramite un cunicolo stretto e tortuoso; si sviluppa per una lunghezza complessiva di circa 200 metri e approfondisce il fondo della grotta di altri 50 metri circa.

Grotta di San Michele

Si tratta di un complesso carsico sviluppatosi sul versante meridionale del Monte San Michele Gli ingressi delle due grotte si aprono in uno spiazzo raggiungibile tramite un comodo sentiero segnalato che parte dall’abitato di Caselle in Pittari. Entrambe le grotte sono dedite al culto, con l’erezione all’interno di altari, con raffigurazioni dell’arcangelo, protetti dalle acque di stillicidio da piccoli absidi.
Grotta di San Michele a Caselle in Pittari Grotta di San Michele a Caselle in Pittari Grotta di San Michele a Caselle in Pittari
La Grotta San Michele presenta uno sviluppo orizzontale in direzione NE. L’ingresso è chiuso da un cancello in ferro ed immette su una ampia galleria lunga circa 10 metri, con la volta costituita da una superficie di strato. Alla fine di questa galleria si sviluppa una sala a morfologia piuttosto irregolare, con le pareti ampiamente concrezionate; al centro della sala si è sviluppata una notevole concrezione colonnare, alla quale è stato addossato l’altare votivo.
 
Piantina Grotta di San Michele
 
Dalle pareti laterali si dipartono due cunicoli stretti uno verso nord-ovest e l’altro verso est, che conducono ad altri ambienti, caratterizzati sempre da diffuse concrezioni stalagmitiche e stalattitiche, che spesso si fondono a formare delle stupende colonne.

Grotta dell'Angelo

Grotta dell'Angelo a Caselle in PittariLa Grotta dell’Angelo presenta uno sviluppo complessivo di 49 metri con la porzione iniziale orientata in direzione grossomodo WSW-ENE, mentre il tratto finale si dirige dopo un’ampia curvatura verso NW.
L'ingresso è chiuso da un cancelletto ed appena entrati è ben visibile un piccolo altare votivo con una raffigurazione dell'arcangelo; subito oltre l'altarino c'è un piccolo ambiente, con una breve diramazione verso sud, in cui sono visibili concrezionamento a testimonianza di vecchi livelli di stazionamento di pozze d'acqua.
La grotta prosegue verso NW con una breve strettoia che conduce in un ulteriore sala caratterizzata da intensi fenomeni di concrezionamento, che spesso lasciano solo un passaggio molto angusto.
Una piccola risalita al fondo della sala porta ad un altro passaggio stretto a causa delle concrezioni, che immette su una breve galleria che conduce, dopo una quindicina di metri al fondo della grotta, che chiude tra vistose concrezioni sulle pareti.
Tutta la grotta, oltre la prima strettoia, si presenta molto concrezionata, con la presenza in massima parte di colate calcitiche, spesso a forma colonnare a ridosso delle pareti, e stalagmiti di grosso diametro.
 
Piantina Grotte dell'Angelo a Caselle in Pittari
 

Grotte minori

Altri fenomeni carsici di minor sviluppo ma comunque di notevole interesse speleologico sono rappresentati da caverne e sgrottamenti ubicati sulle pareti che bordano i corsi d’acqua e che rappresentano spesso versanti strutturali. Tra queste possiamo ricordare GROTTA OCCHIO NERO (CP 909), il complesso delle GROTTE DEL TAVANIELLO (CP 910, 922), GROTTA SAN PIETRO (CP 1038), GROTTA PROTA OIL (CP 1234), ubicate lungo il versante orientale di Monte San Michele e a sviluppo prevalentemente orizzontale.

Credits

Testi: Gruppo Speleologico CAI Napoli, via Trinità degli Spagnoli 41, 80132 Napoli - www.cainapoli.it
Foto gentilmente messe a disposizione da: Gruppo Speleologico CAI Napoli & Gruppo Speleologico CAI Salerno, via dei Canali17 84121 Salerno – www.caisalerno.it
Rilievi forniti da Catasto Grotte della Campania – Federazione Speleologica Campana – www.fscampania.itcatasto@fscampania.it
 
 
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